28.1.12

Le metà della vita - o dell’obbligatorietà dell’azione sessuale

"La disperazione è una forma superiore di critica."

Entro quest’anno nuovo
saprò mai trovare
proposito tanto buono
da seminare lungo il venturo?

Come esibire
apprezzabile mestiere attoriale
nell’opporre al potenziale,
più probabile del mio ottimismo,
urbano estraneo inquirente
‘Nella vita che fa?’
un laconico, compassato
‘Io? Troppo, in coscienza.
Ma, beffardamente, mai a sufficienza.’

O trovar ragionevole l’asprezza
di un silenzioso moto dignitoso
verso il secondo tempo esistenziale.
Da coniugarsi all’imperfetto
nell’indulgente nostalgia, intima mitologia
del primo: futuro semplice d’intenzione,
anteriore d’ogni illusione.

Quell’inarrivabile disinvoltura
nel centrare il punto esatto
tra la metà in cui vivere e quella in cui scrivere.

25.1.12

LEAVE MY DREAM

Credo che per gli altri sia solo imbarazzante, virtuale.”

'Non dormire'
si ripeté un bambino
dei suoi nonni figlio adottivo

'Non partire'
nella fede in due cari
dolci estranei pendolari
avrebbe voluto confidare

'Mattino, non venire'
quel freddo lunedì statale
tentò ancora di pregare
Muto e inudito
da figlio inginocchiato
ai piedi del letto
a figlio inchiodato
alle spalle dell'altare
Quell'eterno lunedì del mondo
nel cui risveglio
non avrebbe saputo scegliere,
fingendo di poter attendere,
tra ricordare e dimenticare

'Domani, non tornare'
sente ripetere questa sera
giacendo accanto all'amore
da cui si lascia trovare
chi ancora non può attendere
né seppe mai cercare.



A Cris,
perché tu per me sei vera

24.1.12

MY OWN PRIVATE LORD

Ma si può ascendere in virtù di una forza che è discendente?”

Una giovane coppia inglese.
Due dark, direi
se non temessi di mortificarne la ribelle creatività
nel mio qualunquismo stilistico tribale.
Lui la teneva al guinzaglio:
abbandonata ai piedi del divano, nelle flemmatiche camminate
lungo la placida disperazione rurale,
in grottesca postura a beneficio di un giornale locale,
forse dei loro risparmi meno che della nostra morale.

Donandoci così l’inestimabile occasione, la gratuita tentazione 
- fugace, come da cogente enciclopedismo
della nostra postmoderna globale nozione -
di compatire, ingiuriare, schernire.
Dal più inumano evirato servo di concetto
al più sofisticato, arrogante neomaledetto,
ognuno poté in un giorno
godere solo della sua rassicurazione,
come non avvertendo il morso familiare
stretto nella nuova ed eterna alleanza
con il proprio personale Signore.

23.1.12

Non dà primavera

Ho sognato il limite del cielo.
L’uomo sulle sue false ali
vi si annidava
come una rondine sotto una grondaia.

Rassicurava sua moglie, quell’Icaro paternale,
mentre i paracaduti fluttuavano d’intorno
e i colpi sulla fusoliera non erano saluti
ma allarmi ignorati per superba confidenza. 

Tornato a terra se ne avvide:
una cinghia, sola, rimasta avvinta alla sua ala.
Ma non poteva averne colpa, se ne persuase
in un talk show sulla sofferenza indiretta
in cui, la faccia di Parolisi, minacciava l’intervistatore
arringando quella folla d’impotente rancore. 

Lasciandomi al risveglio un’amara ammirazione
per chi fa il male senza annidarsi sotto alcuna morale
né punizione: come fosse la sola cosa naturale.

22.1.12

SOGNO

Mio padre, il primogenito.

Suo fratello, il secondo, carcerato.

Un altro fratello, l'ultimo nato
non è che mio padre
come fu e mai più sarebbe stato:
magro, i capelli neri lucidi
come i baffi che ancora rimpiango e ormai dispero.
Un sensuale pericoloso mediorentale
- lo trattennero in aeroporto, gli americani terrorizzati
vilipesi dall'ardire dell'altrui sconfinare:
dono d'odio tra i più fieri, per lui, da sfoggiare.
Sensualità credo figlia
del suo essere figlio mai amato
del suo pronto riottoso tradire, sapientemente mal celato,
estraneità per chiunque rivendichi un diritto d'umanità,
ovunque d'intorno come al fondo della propria interiorità.

Mia sorella, scura e carnale
come altrimenti non saprei immaginare.
Mia sorella che sfiorandomi
il pene sa scaldare ma non il cuore castigare.
Rassicurando come madre la mia pronta servile colpa:
siamo fratellastri, non dev'esserci nulla di male.